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15ottobre

Video Virali: quando e perché

viral video

Probabilmente non rimarrete scioccati nel sentire che il video più popolare su YouTube dei mesi scorsi è stato “Gentleman”, l’ultimo successo del rapper sudcoreano PSY , il cui “Gangnam Style” è stato il video più visto di tutti i tempi. Più sorprendente è invece scoprire che tra gli altri video più seguiti, si trova la pubblicità dell’acqua Evian.

Evian “Baby & Me”, è un video ben realizzato in cui alcuni adulti ballano difronte ad una vetrina mentre vedono riflessa la loro immagine di bambini. Interessante notare come, solo alla fine del settantasettesimo secondo, viene mostrata una bottiglia di acqua Evian con lo slogan “Vivi Giovane”.
Dal suo lancio, lo scorso aprile, il video ha raccolto più di 63 milioni di visualizzazioni su YouTube, al contrario di Nestlé che con il suo Poland Springs water auto esplicativo ha raggiunto soltanto 500 visualizzazioni .

Perché uno è diventato virale e l’altro no?

La risposta si potrebbe trovare nella ricerca di Thales S. Teixeira, ricercatore e assistente alla Harvard University.

Teixeira ha individuato gli ingredienti necessari per la creazione di video virali così convincenti da spingere anche gli spettatori più casuali e fuori target, non solo a guardarli ma anche a sentire il bisogno di condividerli con amici, famiglia e colleghi.
La ricerca mostra come la creazione di un video che benefici il mittente porti alla sua esponenziale crescita virale.

In Italia entro il 2017, si prospetta che due terzi del traffico mobile sarà destinato ai video, gli ultimi dati Audiweb segnalano come a gennaio 2013 si sia registrata una crescita esponenziale nella fruizione di video online da parte degli italiani: i video in streaming vengono visti mediamente per più di otto minuti al giorno, portandoci primi in classifica al mondo per fruizione di video via tablet.

audiweb video trends

Come rendere virale un video

La cosa più importante ovviamente, è dare priorità all’intrattenimento rispetto ai fatti.
Il divertimento o il coinvolgimento emotivo non sono tutto, ma la psicologia aiuta nelle fasi più importanti:

  • attirare l’attenzione del consumatore potenziale
    La cosa più importante non è certamente il prodotto o l’azienda ma la storia raccontata; una sorta di storytelling intelligente, lo stesso notoriamente utilizzato sui social network per trasmettere idee, valori e coinvolgimento.
  • mantenere alta la sua attenzione
    I primi cinque secondi sono i più importanti. Se non si ottiene la curiosità dello spettatore in questo stretto lasso di tempo è probabile che abbandoni la visione del video per non tornarci più. Passati i primi cinque secondi è fondamentale alternare momenti di gioia e di tristezza è fondamentale, un’alternanza continua di emozioni che porta lo spettatore a rimanere letteralmente incollato allo schermo
  • instaurare un bisogno di condivisione
    Il bisogno può scaturire naturalmente o essere condizionato dai così detti influencer, ovvero persone che grazie alla loro attività in rete, hanno il potenziale per influenzare l’opinione degli spettatori. L’endorsement agli influencer selezionati è fondamentale, soprattutto nella fase di lancio.
  • connettere il video all’azienda
    Sapersi raccontare attraverso i video, tenendo ai margini o non facendo comparire affatto elementi direttamente riconducibili all’azienda è la chiave per farsi ricordare

La sfida è ottenere il miglior mix di tutti e quattro gli elementi.
Ci sono anche aspetti più tecnici che concorrono al successo virale di un video:

  • Le prime 48 ore
    YouTube è solitamente la piattaforma di video sharing prediletta. Una cosa da non sottovalutare è un suo algoritmo molto particolare in grado di promuovere e posizionare in home page solo quei video che hanno raggiunto nell’arco delle prime ore di vita un certo numero di views.
  • Il numero di condivisioni
    Le visualizzazioni sono centrali per determinare la diffusione di un video, l’aspetto ancora più importante è il numero di condivisioni che esso genera.

Le condivisioni posso essere spontanee o indotte con una Call To Action. Il caso più eclatante è sicuramente l’Harlem Shake.

harlem shake

Il fenomeno è stato lanciato su YouTube da un gruppo di ragazzi australiani che ballando in modo scomposto hanno trasformato un brano del produttore newyorchese Baauer in un meme sufficientemente insensato e divertente, da essere condiviso in rete senza controllo.

Le aziende, anche italiane, più aperte e attente ai tormentoni online, hanno utilizzato l’Harlem Shake come metodo di aggregazione interna, di pubblicità e di riverbero social gratuito e vincente.
Da Facebook o Google, da Pepsi alla Juventus, la tecnica è chiamata gamification: toccare le corde del divertimento in ottemperanza alla legge del “purché se ne parli”.

Il video virale rientra nel quadro della così detta Lean Advertising, il minimo investimento economico e la facile promozione sono senza dubbio i fattori principali che spingono sempre più le aziende verso questo metodo pubblicitario.