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5gennaio

Un Paese Informato è Un Paese Più Democratico

Un paese più informato è un paese più democratico | Cemit Digital Solutions

Come fai a raggiungere i tuoi potenziali clienti? Probabilmente è la domanda da un milione di dollari a cui qualsiasi azienda vorrebbe trovare risposta. Ogni volta che ci penso le mie sinapsi richiamano alla memoria la stra-citata affermazione di John Wanamaker: «I know half the money I spend on advertising is wasted, but I can never find out which half». Già.

 

Quando ci siamo posti la questione qui in Cemit DS, abbiamo deciso di adottare il pragmatismo di Wanamaker, scartando l’ipotesi di investire in forme di advertising costose e competitive basate su ciò che un utente cerca (SEM) o legge (Display) online. Costose, perché ormai  è molto bassa l’attenzione che un utente evoluto del web attribuisce ad un annuncio. Competitive, perché ciò è in equilibrio riflessivo (è sia causa che effetto) della competizione agguerrita per quello spazio.

Target

Ci siamo chiesti: a chi vogliamo parlare? Qual è il valore che possiamo generare?

Alla prima domanda abbiamo risposto in maniera ampia: sappiamo che i decisori con cui ci confronteremo, coloro che pianificano e scelgono azioni di Marketing Digitale, sono sicuramente utenti di Internet. E sicuramente dei Social Media (in senso ampio). Cosa fanno questi utenti online? Stando a quanto abbiamo visto su LinkedIn, con l’introduzione di LinkedIn Today, leggono e condividono contenuti. Come la maggioranza dell’utente dei Social Media. In particolare quelli provenienti da fonti “tradizionali”, come i siti online dei quotidiani.

Da qui l’idea di utilizzare Twitter come base per l’azione: è una piattaforma che permette un grande livello di integrazione ed è qui che in Italia si concentrano gli utenti della rete più evoluti. Ed è sempre qui che avviene una massiccia condivisione di informazione. Come spingere il brand fra questi utenti? Come sviluppare una reale interazione senza essere invasivi?

Abbiamo scelto un argomento di certo trasversale: l’informazione. Abbiamo quindi pensato di portare nella relazione due cose. La prima: un servizio. La seconda: un ringraziamento.

 

Il Sito

L’editoria è stata stravolta dall’avvento di Internet e dei Social Media in particolare. Questi hanno mostrato che siamo curiosi, affamati di notizie e storie. Ma anche che più ne consumiamo più ne vogliamo condividere. Dentro questo circolo vizioso si stanno dissolvendo modelli di business che hanno resistito per decenni. Il nostro servizio permette per la prima volta in Italia – e che io sappia nel mondo – di monitorare le performance su Twitter dei principali quotidiani nazionali. Qual è il quotidiano che ha il più ampio seguito di lettori che condividono i suoi articoli? Quanto è ampio questo seguito? Twitter è diventato un canale di distribuzione strategico per gli editori, perché in esso possono veicolare gratuitamente contenuti (attraverso le condivisioni) e raggiungere nuovi lettori (generando nuove visite, al momento l’unica fonte di reddito). Inoltre il numero di condivisione è una buona misura dell’interazione con il contenuto. Un feedback qualitativo importante.

Questo è ciò che fa il sito di Un paese più informato: misurare le condivisioni per quotidiano. Come? Estraendo da Twitter (via search) tutti i tweet pubblici italiani che contengono un link. E fra questi limitando l’estrazione ai soli tweet che puntano al dominio di uno dei quotidiani monitorati. In questo modo siamo in grado di monitorare non gli utenti, ma le performance dei quotidiani.

Incontrate una persona. Dopo sei minuti di conversazione avete deciso che è interessante. La tendenza successiva è spontanea: il giudizio degli altri è in linea con il mio? Non si tratta di bisogno di conferme, ma di un principio molto più profondo. Un principio che ci ha permesso di aggregarci e vincere le sfide, dalla savana africana a Wall Street.

Il sito di Un Paese Più Informato risponde alla vostra curiosità: quanti come me leggono e condividono La Repubblica o Il Giornale?

Ringraziamento

Il sito è solo una parte dell’azione. Ingaggia i professionisti dell’informazione (dando informazioni quantitative e comparative), gli appassionati di giornalismo, gli utenti curiosi. Ma come abbiamo da tempo appreso, i Social Media sono selettivamente permeabili: si lasciano penetrare dalle informazioni in entrata, ma tendono ad essere meno permeabili in uscita. In poche parole: l’utente tende ad essere conservativo, per cui l’effetto più grande di un’azione dentro un ambiente social media (es. Twitter) si ottiene dentro l’ambiente stesso. Per ingaggiare direttamente il singolo utente, abbiamo quindi deciso di restare dentro Twitter. Come?

Ringraziandolo.

Per aver condiviso l’articolo. Perché in fondo a prescindere dall’orientamento politico di ciascuno, è facile concordare sul fatto che la democrazia si alimenti proprio con la condivisione delle proprie opinioni. Per questo ciascuno di coloro che condivide un articolo riceve un tweet di ringraziamento da noi. Vogliamo entrare in contatto attraverso un dialogo. Non iniziato da noi, ma da un’azione dell’utente (trigger) che segnala una disponibilità, un interesse. E in questo dialogo vogliamo entrare per riconoscere valore. Per ringraziare. Per valorizzare una cosa bella.

Cosa Abbiamo Ottenuto

All’inizio della nostra avventura contavamo 450 follower su Twitter. Al momento in cui scrivo sono 945. Oltre il 100% di incremento in 3 mesi. Nonostante l’azione di following non fosse prevista dalla meccanica, gran parte degli utenti ingaggiati dal tweet di ringraziamento sono diventati nostri follower. Di più: il nostro Klout Score è passato da 15 a 55. Oltre all’effetto quantitativo dell’avere più follower, abbiamo generato un effetto qualitativo: molti degli ingaggiati ci hanno risposto (mention), citato (retweet) e salvato (fave). Aumentando il valore della nostra presenza su Twitter.

Il brand Cemit DS habeneficiato di questa azione raggiungendo (in associazione ad un’iniziativa originale, ragionata e tecnicamente ben eseguita): oltre 3.000 utenti Twitter, pubblicazioni su blog e magazine, la fase finale del PremioWWW de Il Sole 24 Ore.

Infine, ma forse andrebbe messo all’inizio, abbiamo investito per arricchire la vita delle persone, valorizzando quello che loro decidono di fare. Come la pubblicità dovrebbe fare.