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21gennaio

Sharing economy. Cosa ne pensano gli italiani?

sharingeconomy

Lo scorso 29 novembre si è svolto Sharitaly, il primo convegno accademico di riflessione sulla sharing economy.

Per l’occasione, è stata illustrata la ricerca di Duepuntozero, in collaborazione con Doxa, sulla propensione alla condivisione di beni e servizi in Italia.

Il primo dato che emerge è questo: in Italia, il 13% della popolazione ha utilizzato almeno una volta le opportunità offerte dalla sharing economy, una percentuale molto vicina a quella  che fu prospettata da Everett M. Rogers più di 50 anni fa.

Certamente, l’Italia è molto lontana dai numeri di Stati Uniti (52%), Gran Bretagna (64%) e Francia (50%). Tuttavia, la consapevolezza e l’interesse ci sono, soprattutto quando c’è maggiore conoscenza dei vantaggi dello scambio di beni, denaro, tempo, e competenze.

Vantaggi che sono non solo economici ma anche relazionali, una volta superata la diffidenza iniziale e pregiudizi infondati.

Il nodo infatti è proprio questo: la mancanza di fiducia.

April Rinne,Chief Strategy Officer at Collaborative Lab,è una delle maggiori esperte di sharing economy a livello internazionale.

Riguardo al nostro Paese, sostiene, in una intervista pubblicata sul blog del Corriere della Sera, che “… In Italia la sharing economy dovrebbe avere un ruolo centrale nel turismo e nei trasporti: non conosco paese che possa beneficiarne di più”.

Il settore più interessante, nel quale la sharing economy si manifesta in tutte le sue potenzialità, è quello della gestione delle emergenze.

Un bellissimo esempio, a questo proposito, ce lo dà Airbnb: a New York, dopo l’uragano Sandy, e in Sardegna, dopo la recentissima alluvione, gli host di Airbnb hanno messo a disposizione, gratis, le case e gli alloggi del circuito, per chi era rimasto senza tetto.

airbnbsardegna

 

Le piattaforme digitali al servizio dell’economia collaborativa abbracciano molti ambiti, e contribuiscono a diffondere su ampia scala il concetto di sharing economy.

Sono davvero tanti i settori e le realtà da citare, tra cui anche start up Made in Italy: blablacar.it, per condividere un passaggio in auto, Okobici, il bike sharing peer to peer,  Fubles, per cercare chi è disposto a giocare una partita di calcio, swap.com, per lo scambio di oggetti, e Gnammo, i cui 12 mila iscritti condividono la passione per la buona tavola.

collaborazione

In Italia, è nata da poco una directory, Collaboriamo.org, che diffonde e monitora i servizi collaborativi da poco nati sul nostro territorio.

Da una logica incentrata sul possesso si passa ad una logica basata sull’accesso.

Un trend che oltreoceano è già da tempo realtà, come illustra un articolo pubblicato da Economist.

La sharing economy sta, a poco a poco, cambiando la cultura del consumo e, di conseguenza, anche le logiche della produzione.

In un momento di stallo e di crisi dei consumi, l’economia collaborativa rappresenta una risposta concreta alle difficoltà delle persone,  anche grazie alla visibilità data dal web.