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4giugno

Non solo Facebook: Un viaggio tra le opportunità dei social orientali

digital in the round

Se pensiamo ai social network, inevitabilmente pensiamo all’America. In generale, il “nostro” internet è senza dubbio molto USA-centrico. Ci sono una serie di motivi per pensare che, forse, non sarà così per sempre. Ci sono molti trend, piattaforme innovative, ecosistemi di start-up che provengono da scenari diversi. E se guardiamo ai numeri – che per chi lavora nel marketing sono fondamentali come la fetta d’arancia in uno spritz – abbiamo davvero tutti i motivi per cambiare prospettiva.

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Banalmente la Cina, con i suoi circa 600 milioni di utenti Internet, è di gran lunga il paese con più persone connesse – ergo, consumatori raggiungibili tramite piattaforme digitali. E se poi pensiamo che l’80% dei luxury consumer cinesi è under 45, ci rendiamo conto di quanto sia fondamentale conoscere bene quello scenario digitale.

Oppure l’india, che con 140 milioni di utenti – poco più del 10% di una popolazione in fortissima evoluzione – rappresenta già il terzo paese con più Netizens al mondo. Non è un caso che il The Business Week abbia azzardato che entro un paio d’anni l’India sarà il paese più popoloso su Facebook. E se poi pensiamo che in India ci sono 560 milioni di persone sotto i 25 anni, più di tutta la popolazione Europea, ci rendiamo conto di quanto stia cambiando il mondo.

Rimanendo sul piano dei numeri, e calandoci nella dimensione italiana – sempre più una micro realtà in questo mondo velocissimo – possiamo azzardare un paragone abbastanza eloquente: la popolazione italiana è grosso modo equivalente ai soli utenti Facebook dell’Indonesia.

Ecco una serie di motivi – ce ne sono molti altri, in realtà – che hanno spinto Young Digitals ad imbarcarsi in un’avventura chiamata Digital In The Round . Perché il mondo sta cambiando, ed Internet ne è uno specchio estremamente fedele.

Perché oggi è un’azienda cinese (Tencent) ad aprire gli uffici in America per promuovere un prodotto social/mobile (WeChat), e non un’azienda americana (Google) a cercare di aggredire il mercato cinese senza successo, in quanto controllato da un player locale (Baidu).

Perché molti si limitano a dire che “in Cina Internet è censurato”, quando in realtà l’ambiente digital cinese è un fiorire di piattaforme di tutti i tipi. Da quelle di content curation ai sistemi location based, passando per i canali ecommerce, fino a Sina Weibo, che oggi si può considerare il Facebook/Twitter cinese, e conta 400 milioni di utenti.

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Certo, la censura governativa, il cosiddetto Great Firewall, esiste. Ma è importante sapere che esistono milioni di utenti che trovano ogni giorno il modo di aggirare la censura, che creano siti come greatfire.org per tenere sotto controllo tutte le keyword bloccate dal governo. E che gli utenti cinesi usano internet per diffondere meme, guardare video virali su Youku, o per trovare l’anima gemella su Momo.

Cambiano le piattaforme, ma le abitudini digitali stanno per la prima volta rendendo davvero il mondo un “villaggio globale”.

Anche gli ecosistemi di innovazione sono cambiati. Nairobi – affettuosamente chiamata Silicon Savannah –  è un centro estremamente fertile per la nascita di digital startup di grande qualità. E le ultime elezioni in Kenia sono state combattute a colpi di tweet, tra i candidati Raila Odinga e Uhuru Kenyatta. Oggi gli eventi più importanti nel mondo digital sono l’ArabNet a Beirut, o lo Startup Asia a Singapore.

Insomma, è un mutamento veloce ed inesorabile, e numericamente la nostra amata Europa sarà sempre più una piccola penisola appesa ad un gigante chiamato Asia (dove già adesso risiede il 45% degli utenti Internet mondiali).

Sarà banale, ma tutto ciò va visto come un’opportunità, non come una minaccia. Guardare oggi alle pagine Facebook dei brand brasiliani, indiani o indonesiani, ai loro numeri, alla loro creatività, è fondamentale per capire come le aziende italiane, se vogliono, possono muoversi. Il nostro potenziale è ed è sempre stato enorme, ed è largamente apprezzato in tutto il mondo.

Ci capita spesso di fare ricerca, e di trovare dati sorprendenti: il settimanale Grazia, quello che legge mia madre, ha più di mezzo milione di follower sulla pagina Sina Weibo. Gucci 350 mila, Lamborghini più di 140 mila. Senza dubbio casi di successo, ma anche segnali che è lì che bisogna guardare, per continuare a crescere.

Così come Vkontakte, volgarmente detto il “Facebook Russo”, che non solo è il secondo social network in più forte crescita al mondo (dopo Twitter), ma è un posto dove aziende quali Nike, Adidas, o la nostrana Dolce & Gabbana hanno centinaia di migliaia di follower, e mettono in piedi attività di marketing davvero interessanti. Facendoci capire come il non essere presenti su un canale simile, oggi, possa essere una “missed opportunity”.

È anche per questo che vogliamo osservare da dentro questi luoghi e fenomeni, da qui e con l’aiuto di professionisti che vivono a Mosca, Shanghai, Dubai, San Paolo.

In tutti quei luoghi che ci insegnano che la corsa all’oro, oggi, non è più nel vecchio West.

Autore: Guido Ghedin

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Guido Ghedin, dopo un percorso formativo tra Padova e Los Angeles, oggi si occupa di Market research e Digital Scenario Analysis, e segue piuttosto da vicino i progetti Young Digital Lab e Digital In The Rund.

 

 

[images credit: Digital in the round]